Il Consiglio dei Ministri, in data 21 aprile, ha approvato il Decreto Legislativo che attua la Direttiva UE 2024/1203 in materia di tutela penale dell’ambiente. L’intervento normativo, si legge nel comunicato stampa del Governo, “è volto a rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale. Si introducono modifiche al Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti, con particolare riferimento alle fattispecie di inquinamento ambientale e alle nuove ipotesi di commercio di prodotti inquinanti, produzione e commercio di sostanze ozono-lesive e di gas a effetto serra. Inoltre, si rafforzano le circostanze aggravanti, si precisa la nozione di condotta abusiva e si adegua il trattamento sanzionatorio, in coerenza con le indicazioni della direttiva europea“. Il provvedimento “amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), e adegua la disciplina delle sanzioni, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività“. Il testo di legge prevede nuove fattispecie di reato, sanzioni più severe e un ampliamento del catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ex D.lgs. 231/2001. Tra i nuovi reati si ricordano quello riguardante il traffico di legname, la produzione ed il commercio di sostanze lesive dell’ozono e di gas effetto serra, il commercio illegale di prodotti inquinanti, il commercio di prodotti per la deforestazione, nonché condotte che interessano specie animali e vegetali a rischio estinzione. Viene poi previsto un inasprimento del trattamento sanzionatorio per alcuni reati ambientali già esistenti tra cui il delitto di inquinamento ambientale. Inasprimento delle pene anche in caso di morte o lesioni conseguenti ai reati ambientali. Un ulteriore intervento di rilievo concerne la disciplina della gestione non autorizzata di rifiuti, per la quale viene introdotta una distinzione sanzionatoria basata sulla pericolosità dei rifiuti stessi, con sanzioni che vanno da una ammenda di 2.000 euro alla reclusione fino a tre anni. Al contempo, il provvedimento amplia l’elenco dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.lgs. n. 231/2001.