Negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente il ricorso delle imprese a processi di esternalizzazione (outsourcing) che comportano l’affidamento a soggetti esterni di una o più fasi del ciclo produttivo, il più delle volte tramite l’impiego di contratti di appalto, ai sensi dell’art. 29 del D.Igs. n. 276/2003, caratterizzati, nella gran parte dei casi, dalla prevalenza della forza lavoro sugli altri fattori produttivi (labour intensive) ed eseguiti all’interno dello stesso perimetro aziendale dell’appaltante o committente (c.d. appalto endoaziendale).

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha significativamente intensificato, nell’ultimo decennio, la propria attività ispettiva nei riguardi delle predette operazioni di esternalizzazione, al fine di contrastare, sotto il profilo lavoristico, i ricorrenti fenomeni di illecita somministrazione di manodopera celati dietro la stipula di fittizi contratti di appalto di servizi.

Più recente è, invece, l’azione di contrasto svolta dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di tale fenomeno e, dunque, è ancora poco esplorato il campo degli effetti fiscali derivanti dalla contestazione di non “genuinità” del contratto di appalto.
Altrettanto attuale è il tema delle conseguenze penali in cui può incorrere l’appaltante (nonché l’interponente) a seguito dell’accertamento di una somministrazione irregolare di manodopera, dissimulata sotto forma di appalto rivelatosi fittizio.

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