Lo scorso 10 novembre l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), unitamente all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, ha aggiornato e precisato quelli che devono essere considerati gli schemi tipici utilizzati per commettere illeciti tributari facendo riferimento in particolare ai modelli di comportamenti anomali connessi con il rischio di commissione dei reati di emissione o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e frodi sull’IVA intracomunitaria e internazionali.
Solo a titolo esemplificativo si segnala che il menzionato documento identifica i settori imprenditoriali maggiormente a rischio in quelli “edile, commercio di autoveicoli, beni a contenuto tecnologico, beni alimentari, trasporto su strada, carburanti, logistica, metalli preziosi, pulizia e manutenzione, materiali ferrosi, attività di consulenza e pubblicitarie”.
Si tratta pertanto di particolari settori economici interessati, di regola, dalla movimentazione di elevati flussi finanziari.
Sotto il profilo soggettivo l’Unità istituita presso la Banca d’Italia segnala come spesso le società che effettuano evasioni Iva sono imprese di recente costituzione, con forme giuridiche caratterizzate da flessibilità e semplicità sia in fase costitutiva sia sotto il profilo strutturale o gestionale, prive di unità operative (impianti, depositi, magazzini, esercizi aperti al pubblico), con esiguo capitale sociale, con sede in paesi a regime fiscalmente privilegiato.
E ancora, imprese i cui soci o amministratori risultano di dubbio profilo reputazionale (per precedenti penali, o perché gravati da procedure pregresse pregiudizievoli quali protesti, fallimenti, o poiché risultano nullatenenti o irreperibili), in cui muta di continuo la compagine proprietaria, in cui vengono utilizzati meri prestanome e spesso svolgono le trattative soggetti che non hanno alcun legame formale con le imprese nel cui interesse operano.

Ebbene, le indicazioni fornite nell’ambito della comunicazione UIF appaiono di grande rilevanza perché molti degli indici di anomalia individuati risultano direttamente verificabili dall’operatore economico che adotti i presidi necessari a tal fine.
La giurisprudenza penale e tributaria richiede infatti all’imprenditore quale soggetto esperto di verificare l’affidabilità della propria controparte contrattuale.
Solo la dimostrazione di aver adottato tutte le ragionevoli precauzioni consente al soggetto – che suo malgrado venga coinvolto in meccanismi di frodi Iva – di non incorrere in sanzioni penali e di poter comunque procedere alla detrazione Iva altrimenti negata.
Riveste pertanto grande importanza il modello organizzativo per ridurre il rischio di commissione di reati tributari.