Dopo due mesi di lavoro, il Comitato di esperti in materia economica e sociale, voluto dal governo per elaborare proposte volte al rilancio dell’Italia, ha consegnato alla presidenza del Consiglio un documento di 121 pagine intitolato “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, ribattezzato “Piano Colao”, dal nome del capo della task force, il manager Vittorio Colao.

Il documento contiene una serie di proposte suddivise in sei macroaree di intervento: “Imprese e Lavoro, motore dell’economia”; “Infrastrutture e Ambiente, volano del rilancio”; “Turismo, Arte e Cultura, brand del paese”, “P.A., alleata di cittadini e imprese”; “Istruzione, Ricerca e Competenza, fattori chiave per lo sviluppo”; “Individui e Famiglie, in una società più inclusiva ed equa”.

Per ogni macroarea sono indicate una serie di iniziative e per ognuna di esse viene specificato il tipo di finanziamento previsto (“principalmente pubblico”, “principalmente privato” e “no funding”) e le tempistiche suggerite (“attuare subito”, “finalizzare” e “strutturare”).

Incentivo all’adozione di sistemi di Tax Control Framework

Una delle iniziative di rilancio relative all’area “Imprese e Lavoro” suggerite dal Comitato di esperti, consiste nell’adozione di sistemi di Tax Control Framework (c.d. TCF).

Come è noto, il TCF, o altrimenti detto il “Regime di adempimento collaborativo”, consiste in un sistema avanzato di gestione del rischio fiscale, fondato su un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente, che miri ad un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti.

Introdotto con D.lgs. 5 agosto 2015, n. 128, il TCF era inizialmente fruibile dai c.d. “grandi contributori”, vale a dire da operatori economici che realizzassero un volume d’affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro. A seguito del recentissimo Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 marzo 2020, la platea di coloro che possono accedere al regime di adempimento collaborativo con l’Agenzia delle Entrate si è allargata, includendovi ora tutti gli operatori che realizzino un volume d’affari o di ricavi non inferiore a cinque miliardi.

Nel solco del recente intervento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Comitato di esperti ha suggerito, fra le iniziative necessarie al rilancio dell’Italia, che si dia ulteriore impulso all’adozione del TCF. Tale iniziativa, che non richiede forme di finanziamento, viene classificata come iniziativa “da attuare subito”.

Secondo il Comitato di esperti, come ben esplicitato nel documento, la gestione del rischio fiscale rappresentava già una priorità alla luce dell’estensione della responsabilità degli enti di cui al D.Lgs. n. 231/2001 a taluni reati fiscali per effetto della legge 19 dicembre 2019 n. 157.  Infatti, “il rischio di incorrere in contestazioni di rilevanza penale-tributaria è significativo in conseguenza della presenza di soglie di punibilità generalmente basse se rapportate all’operatività della media e grande impresa” (pag. 19 del documento). Da qui, l’imprescindibile necessità di aggiornare il Modello 231 per prevenire il manifestarsi di rischi di natura fiscale.

A parere del Comitato Colao, la gestione del rischio fiscale, già necessaria, diventa ora iniziativa imprescindibile per il rilancio del Paese.

Convergenza fra il Modello 231 e il TCF

Al fine di incentivare l’adozione del TCF, ancora “insufficiente” a parere degli esperti, è necessario che venga rafforzata la naturale convergenza esistente fra il Modello 231 e il regime di adempimento condiviso. Requisito essenziale per accedere al TCF è rappresentato dall’adozione di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, risulta palese il rapporto che sussiste fra il Modello 231 e il TCF: il primo si pone come elemento necessario antecedente all’accesso al Regime. Dal momento che  – come detto – l’adozione di un Modello 231 risulta già di per sé essenziale ai fini dell’esonero dalla responsabilità amministrativa dell’ente, risulta essenziale incentivare le imprese ad effettuare anche questo ulteriore passo in avanti e accedere al regime di adempimento collaborativo con l’Agenzia delle Entrate.

A tale fine, le specifiche proposte avanzate con il Piano Colao sono le seguenti:

  • Prevedere un ulteriore abbassamento delle soglie per accedere al TCF;
  • Prevedere la non applicazione delle sanzioni amministrative e penali in ipotesi di contestazioni nei confronti di soggetti aderenti al regime di adempimento collaborativo;
  • Per i contribuenti che non si dotino di TCF, prevedere la non applicazione delle sanzioni amministrative e penali in relazione a specifiche operazioni per le quali il contribuente abbia predisposto idonea documentazione, preventivamente comunicata all’Agenzia delle Entrate con specifiche modalità, da individuare in apposito provvedimento;
  • Prevedere il raddoppio delle pene previste per i reati fiscali commessi, nel caso in cui la documentazione di cui al punto precedente sia risultata falsa e idonea a indurre in errore l’Amministrazione finanziaria.

Conclusioni

Le proposte contenute nel Piano Colao sono ora al vaglio del governo, che deciderà quali delle iniziative suggerite dagli esperti attuare per rilanciare il Paese.

A prescindere dalla effettiva adozione della proposta di incentivo all’adozione del TCF, appare palese come la gestione del rischio fiscale per le imprese, già necessaria alla luce delle modifiche apportate al D.lgs. 231/2001, risulti ormai argomento non più rimandabile.  Introdurre un sistema di compliance del rischio fiscale è ormai una delle caratteristiche essenziali per un’impresa che voglia essere competitiva sul mercato.